Italia – Venezia e la peste

La festività della Salute, la terza epidemia, i santi della peste, un Tintoretto nella chiesa di San Rocco.

Il flagello della peste ha colpito Venezia più volte, ci furono infatti tre grandi epidemie: 1348, 1575-77 e 1630-31. Vi racconterò di luoghi, edifici e persone che fanno arrivare fino a noi il ricordo di quei tempi terribili.

Il 21 novembre in città si festeggia la Madonna della Salute. E cosa si fa? Ma ovviamente si va a visitare l’omonima basilica, se si è cattolici si accende un cero, si sta tra la gente e si mangia un’enorme frittella.

E poi si percorre il Ponte Votivo, ovvero una struttura provvisoria su barche che collega la zona di San Moisè e Santa Maria del Giglio proprio con la basilica del Longhena per consentire il passaggio della processione. Sì, perché si fa anche una processione.

La pestilenza ricordata durante questa festa è la terza che colpì Venezia, ma cerchiamo di vederci più chiaro, insomma, andiamo oltre la frittellona, il ponte, la splendida basilica tonda del Longhena, da fotografare in tutte le salse e diventiamo veri viaggiatori!

Venezia è sempre stata in prima linea di fronte al nemico bubbonico che arrivò dall’Oriente: questo perché non poteva rinunciare ai traffici con il Levante sui quali fondava le sue fortune. Ha dovuto quindi prendere delle misure in difesa della salute pubblica. Così inventò il lazzaretto e fu forse la prima città al mondo a predisporre un’organizzazione sanitaria razionale contro il flagello.

Una volta giunto in città il morbo dilagava: la peste non lasciava che la speranza di esorcizzarla attraverso l’arte e le sue espressioni.

In nord Europa erano frequenti i temi iconografici del trionfo della morte e della danza macabra, mentre a Venezia, la pietà popolare ha piuttosto invocato i santi protettori: San Sebastiano, San Rocco e la Vergine Maria.

Ed è proprio a Santa Maria della Salute che, durante l’epidemia del 1630-31 (la terza ed ultima), si rinnova il voto di costruzione di una chiesa.

Questa pestilenza si diffuse a Venezia a causa dell’ambasciatore del ducato di Mantova, il quale, ammalato e allontanato sull’isola san Clemente, trasmise la malattia tramite il suo falegname, inviato in città per acconciare la sua dimora.

Si attese troppo per intervenire con le misure di emergenza e anche per questo si perse il 30% della popolazione.Il progetto della basilica viene affidato a Baldassarre Longhena che realizzerà un edificio a forma di rotonda, “essendo a forma di corona (di rosario) per essere dedicato alla Vergine” e dove si festeggia ancora oggi la liberazione dalla peste.

Nella mia passeggiata di oggi però ho incontrato un altro simbolo della lotta contro la terribile malattia: San Rocco.Nato a Montpellier nel 1350 Rocco si reca in pellegrinaggio a Roma nel 1367.

Sulla via del ritorno si imbatte in una cittadina devastata dalla peste. Allora decide di curare gli ammalati e si ammala anche lui.

Per non mettere in pericolo gli altri si ritira in un bosco dove viene soccorso da un angelo guaritore e da un cagnolino che gli porta ogni giorno del pane.

Una volta guarito tornerà a Montpellier dove però non sarà riconosciuto e finirà in prigione.

A Venezia San Rocco entra in scena nel 1485, quando cioè arrivano le sue reliquie.

Il suo culto fu promosso dalle autorità di Venezia perché, accettando di isolarsi, il santo rappresentava la linea politica dei Magistrati alla Sanità che avevano appena fatto costruire i lazzaretti, dove ovviamente non voleva andare nessuno.

Ma cos’è la Scuola di San Rocco? Le Scuole (confraternite) non c’entravano nulla con quelle dove oggi si studia, erano invece gruppi di persone laiche che esercitavano la stessa professione o pratiche particolari di devozione cristiana, come ad esempio l’assistenza agli ammalati.

Insomma, erano dei “proto-ospedali” e ce n’erano più di 300! Ovviamente le Scuole Grandi, riservate ai patrizi erano molte di meno, e tra queste c’è quella di San Rocco, istituita nel 1478 e tra le pochissime attive ancora oggi.

Jacopo Robusti, detto il Tintoretto si occupa di quasi tutta la decorazione della Scuola e della Chiesa di San Rocco che si trovano nel campo omonimo: un piccolo spiazzo di pietra d’Istria, in parte occupato dal retro della gigantesca chiesa dei Frari, nel sestiere di Dorsoduro.

L’interno della chiesa riluce di rosso, e quello che voglio mostrarvi è almeno uno dei lavori di Tintoretto, il telero “San Rocco risana gli appestati”.

Rocco si è fermato a Acquapendente e decide di darsi da fare nell’ospedale dove sono riuniti i malati intoccabili.

Perché questo telero è stupendo? Perché qui Tintoretto dimostra tutta la sua innovazione nel costruire una prospettiva e un’illuminazione teatrali: per lui gli spazi chiusi sono grandi scatole spaziali in penombra, con le convergenze prospettiche sui gesti culminanti dell’azione o raccolte verso più sorgenti di luce.

Luci sceniche che sembrano “occhi di bue”, tra cui si muovono le figure umane con i loro gesti. Le movenze dei personaggi sono come incatenate in un unico, dinamico dialogo.Sappiamo che prima di dipingere Tintoretto studiava le sue composizioni a casa, ricorrendo a una specie di “teatro-laboratorio”, dove dava forma a modellini in cera per ottenere e poi dipingere un drammatico, perfetto chiaroscuro. Inoltre nella realizzazione dei suoi grandi teleri ci propone un bello scarto dalle regole prospettiche che solitamente venivano seguite nella sua epoca.

Sì, perché la tela era quasi sempre destinata a uno spazio più alto dello spettatore di almeno mezzo metro (c’era sempre uno zoccolo di legno o qualcosa di simile sotto), ma Tintoretto non abbassa la prospettiva dell’opera per farle incontrare il punto di vista di chi la osserva, anzi!

Lo sguardo dello spettatore e le linee prospettiche che partono dalla composizione del quadro si

incontrano solo in un punto immaginario, fuori dal dipinto stesso: insomma, io guardavo questa incredibile scena di San Rocco come se dal basso della platea stessi guardando lo spettacolo su di un palcoscenico.

Vi suona strano? Allora dovete venire a Venezia per scoprire questo geniale artista, che tra l’altro si è trovato a dipingere proprio mentre imperversava la seconda pestilenza, quella del del 1575-77…

Testo: Berenice Dentis

Fotografie: Sara Ballarin

Vista della Madonna della Salute
Chiesa della Madonna della Salute
Vista di Santa Maria della Salute dal ponte temporaneo
Ponte temporaneo
San Rocco
Campo San Rocco
nizioleto di San Rocco
Chiesa di San Rocco
Chiesa di San Rocco
San Rocco risana gli appestati Tintoretto
San Rocco risana gli appestati, Tintoretto
dettaglio
Scuola di San Rocco
Scuola di San Rocco
Vista della scuola di San Rocco e della chiesa