Il giro di vite – Henry James

Perché leggere Il giro di vite di Henry James, a Natale.

Avete natalizzato il vostro modulo abitativo e sentite già il bisogno di un tè caldo e di una «strana storia narrata la vigilia di Natale»? Molto bene, Il giro di vite fa per voi.
La trama di questo racconto non è complicata e la lettura si risolve in meno di 180 paginette nell’edizione Einaudi con traduzione di Fausta Cialente, tuttavia riassumerla non è impresa semplice… Infatti non lo farò.
The turn of the screw

Primo problema: il racconto del mistero o il poliziesco, generi affini a quest’opera, soffrono di spoilerite acuta e non amano che si parli troppo delle loro trame; secondo: il terreno su cui poggiano le basi della struttura narrativa frana rovinosamente per l’instabilità del punto di vista e per la non accertata attendibilità del narratore.

Il narratore? Meglio dire i narratori, dato che la parola viene presa inizialmente da un ospite non identificato di un country-party di Natale inglese, per passare poi a Douglas, enigmatico gentleman dal passato misterioso e infine a un’istitutrice che racconta la sua sconcertante, terribile storia, accaduta vent’anni prima in una tenuta di campagna dell’Essex, mentre badava ai nipoti orfani di un altro ricco gentiluomo inglese. Questi bambini sono i piccoli e inquietanti Flora e Miles.

E come giunge tale racconto in nostro salotto chic natalizio assetato di mistero e fantasmi di cui sopra? Ma tramite un manoscritto giunto da Londra – ça va sans dire – che era stato affidato proprio a Douglas dalla stessa istitutrice. Quindi Douglas la conosceva?! Sì, l’adorava, pare, anche perché un paio di volte l’uomo afferma che la signorina in questione aveva una bellissima grafia. [Per capire la portata di un tale complimento nell’Ottocento, si rilegga Le affinità elettive di Goethe].

Henry James pubblica questo racconto del fantastico, ovvero del perturbante, nel 1898. A quei tempi abitava nel Sussex, dove si era trasferito da Londra (lo scrittore era americano, naturalizzato inglese). Il giro di vite giunse quando l’autore decise di voler tornare a concentrarsi sul romanzo, forse anche per un tentativo di scrittura teatrale che si rivelò piuttosto fallimentare. Da notare che Il giro di vite ebbe poi una ventina di adattamenti televisivi e cinematografici e che Britten ci compose un’opera lirica. Non male.

Nasce così una ghost-story in linea con quello che era un vero e proprio fenomeno di costume dell’epoca vittoriana (che stava per concludersi con la morte della sovrana, nel 1901), un’epoca in cui si registrano anche il movimento del Modern spiritualism e la nascita della Society for Psychical Research, dedita allo studio della mente umana, al cui interno si sviluppò la moderna ricerca psicologica. E chi la presiedeva nel 1894-95? Guarda caso William James, fratello di Henry. Proprio da questa associazione nacque la querelle sull’interpretazione da dare al Giro di vite e alle sue implicazioni psicologiche. Per capire di cosa sto parlando e se sei un apparizionista o un non-apparizionista, guarda qui: www.turnofthescrew.com

Henry James tentò di minimizzare, affermando che il suo intento era semplicemente quello di dare alla luce «un’opera spudoratamente commerciale», un’«amusing novelette», come la definì.

Ma cosa possiamo trovare in questo piccolo capolavoro? Punto di vista soggettivo, libera interpretazione del lettore, distorsione psicologica, narratore non onnisciente, sessualità infantile, omosessualità, corruzione dell’infanzia: in poche parole, l’affacciarsi del Novecento letterario sull’aristocratica campagna inglese.

Il libro è un capolavoro di ambiguità già dal titolo, un modo di dire che compare nelle prime pagine della novella e che si presta a diverse interpretazioni… come l’intero raccapricciante racconto.

Testo: Berenice Dentis